Hell

Ci sono nomi importanti legati ad un genere che sono spesso considerati garanzia di buoni risultati. Non è un’equazione matematica, ma per lo meno l’interesse intorno alle produzioni cresce almeno per la curiosità. Uno di questi nomi è quello di Roland Emmerich, che dopo aver girato come director film storici come Stargate (1994), Indipendence Day (1996), The Day After Tommorow – L’Alba Del Giorno Dopo (2004) e il tanto discusso 2012 (2009) a detta della NASA il peggior film di fantascienza di tutti i tempi, si è spesso prestato anche come produttore. Questo è il caso di Hell, pellicola in uscita nei cinema tedeschi in settembre diretta dal regista Tim Fehlbaum, poco conosciuto in Italia a causa di una distribuzione non proprio “internazionale” dei suoi lavori Nicht Meine Hochzeit (2004) e Fur Julian (2003).

Hell

Il film che vedrà ancora una volta uno scenario post-apocalittico prendere vita, mostrerà un mondo distrutto dall’aridità che la mutazione del Sole ha portato sulla Terra. In questo contesto la lotta per la sopravvivenza. Protagonisti un gruppo di amici che cercano di raggiungere le montagne alla ricerca di acqua, elemento che sta inevitabilmente diventando merce rara. Ma lungo la strada li attende un’imboscata che farà scattare la guerra per portare a casa la pelle e riuscire a sopravvivere allo sciacallaggio che impera. Ancora una volta le paure del genere umano emergono in una pellicola che vuole fondersi con l’orrore, dato dalla tensione e dalle situazioni che spesso finiscono per inquietare maggiormente rispetto alle scene esplicite mostrate sullo schermo. Già s’è sentito parlare di un’ipotetica tempesta solare che potrebbe in futuro distruggere la Terra, come già s’è parlato di un probabile spegnimento fra qualche milione di anni proprio della nostra principale fonte di vita, assieme all’acqua. Ed è così che i timori, come fu per 2012, riprendono vita…

Waterworld di Kevin Reynolds

C’è chi pensa che la fantascienza sia fatta soltanto di astronavi, alieni e invasioni interplanetarie. Ma ci sono film che hanno lasciato il segno nel genere anche senza l’ausilio di questi elementi considerati un classico. Nonostante un’accoglienza non entusiasmante al botteghino americano e numerose candidature ai Razzie Award (per chi non li conoscesse gli ironici Oscar per le peggiori produzioni hollywoodiane), Waterworld (1995) di Kevin Reynolds (Robin Hood: Principe Dei Ladri, 1991; 187 Codice Omicidio, 1997) può essere considerato un film originale che merita senza nessun dubbio di essere visto. Di certo non è stato né il primo né l’ultimo film post-apocalittico della storia del cinema, ma l’idea di un mondo sommerso dall’acqua in seguito al discioglimento dei ghiaccia (cosa che potrebbe anche drammaticamente realizzarsi…) non era stata ancora ben sfruttata.

Il protagonista Kevin Costner (anche co-produttore della pellicola) interpreta un mercante mutante, schivo e solitario, in un mondo in cui le cose più comuni e semplici diventano preziosa merce di scambio. Ma quando si vede costretto sua malgrado a caricare sulla sua barca la piccola Enola che porta tatuata sulla schiena la mappa per la mitica Dryland, unico fantomatico punto di terraferma rimasto e ricercato dal perfido Diacon e i suoi Smokers, inizierà la fuga. Tutta l’atmosfera è squallida e raffigura perfettamente un mondo in cui le regole e i più comuni valori morali perdono completamente di valore. Chi ancora crede nelle regole viene soggiogato dagli smokers, punta di forza in una società in cui la violenza dimostra il valorizzarsi della legge del più forte. Una punta di moralismo molto american style non manca a farci ricordare che ci troviamo davanti ad una produzione hollywoodiana, ma dopotutto è un diffettuccio con il quale ci troviamo a dover combattere spesso e volentieri, soprattutto in un genere diventato emblema della cultura americana.

Lanterna Verde

La “guerra” tra Marvel e DC sembra non avere fine. Si alternano ormai da tempo sui nostri schermi pellicole con protagonisti supereroi appartenenti un po’ ad una campana, un po’ ad un’altra. E dopo l’exploit Marvel con Thor (Branagh, 2011), X-Men – L’inizio (Vaughn, 2011) e il prossimo Capitan America – Il Primo Vendicatore (Johnston, 2011), la DC Comics risponde rispolverando un eroe forse un po’ più di nicchia rispetto ai classici Batman o Superman: Lanterna Verde, diretto dal regista neozelandese Martin Campbell (Agente 007 – Casinò Royale, 2006; Fuori Controllo, 2009) uscito nelle sale americane in giugno e in arrivo nelle nostre il 31 agosto. Per chi non lo conoscesse, Lanterna Verde nasconde sotto la sua identità Hal Jordan, collaudatore di aerei incapace di fare un salto di carriera a causa di un tormento interiore per la morte del padre durante un test con un aereo. Quando un giorno un alieno in punto di morte, appartenente al Corpo Delle Lanterne Verdi, società intergalattica di guardiani dell’Universo, gli dona un anello con poteri inimmaginabili, avrà la possibilità di rimettersi in gioco e dimostrare a tutti quello che veramente vale, mettendosi contro il terribile Parallax, nuova minaccia planetaria.

A vestire i panni di Jordan/Lanterna Verde vedremo il sempre in forma Ryan Reynolds (Amityville Horror, 2005, Buried – Sepolto, 2010), oltre a Blake Lively (The Town, 2010), Mark Strong (Sherlock Holmes, 2009; Kick-Ass, 2010) e Peter Sarsgaard (Innocenti Bugie, 2010). Il film, costato alla De Line Pictures e alla DC Entertainment 150 milioni di dollari sarà convertito in tecnologia 3D, come ormai di consueto nel tentativo di aumentare la spettacolarità dell’azione. Anche in questo caso il cinema finisce per battere il fumetto, almeno sotto l’aspetto della diffusione: scommettiamo che la maggior parte degli spettatori vedrà il film senza nemmeno sapere chi è veramente Lanterna Verde?

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