Archivio del giugno, 2011

AREA 51 – Il ritorno di Oran Peli

Cosa ha ispirato il mondo del mistero fantascientifico tanto quanto l’Area 51? Sul filo di lana tra verità e fantasia, ad un passo tra il documentato e l’ignoto. La base militare americana del New Messico (dovrebbe essere proprio lì) che pare contenere le prove dell’esistenza di vita aliena, è stata spesso oggetto di ispirazione per film e telefilm (mai sentito parlare di X-Files?) che assecondavano teorie del complotto per mascherare questa verità. Fatto sta che tutto ciò sta per tornare. Il regista di Paranormal Activity (2007) Oran Peli, infatti, è in procinto di portare a termine le riprese di Area 51, film che, neanche a dirlo, verrà girato con telecamera digitale amatoriale, cosa che ormai conferisce una sorta di tocco reality alle pellicole che vogliono inquietare. Quindi non poteva mancare nemmeno qui. Il film in questione era stato già annunciato nel 2009, ma a causa di problemi tra screenplay e budget, il tutto è stato rimandato fino a questo momento, dove pare che l’ultima elaborazione della sceneggiatura da parte di Chris Denham possa essere anche la definitiva, e a confermarcelo è proprio il produttore Jason Blum. Il tutto verrà girato in un mese (visto anche il risicato budget per una produzione hollywoodiana di soli cinque milioni di dollari) e porterà sulla scena tre ragazzi decisi ad intrufolarsi all’interno della celebre base militare, spinti da una ragazza del gruppo il cui padre pare essere stato vittima di un rapimento alieno. Ovviamente all’interno dell’Area troveranno di tutto. Ne usciranno? Troppo presto per dirlo con certezza, anche se un parallelo insinuato in stile The Blair Witch Project potrebbe farci pensare che lì arriveranno e lì resteranno per il resto dei loro giorni. Dopotutto che appeal ci sarebbe se questi dopo essere entrati andassero in giro a raccontare tutto? Si sfaterebbe un mito.

APOLLO 18 – Le riprese amatoriali conquistano anche lo spazio

Perché non spostare la moda tanto in voga nei film horror dell’ultimo periodo ad un contesto spaziale? E’ quello che è venuto in mente allo sceneggiatore Brian Miller e al regista Gonzalo Lopez-Gallego, che con il sostegno della Bekmambetov Project Ltd. porteranno sugli schermi Apollo 18. Dopo innumerevoli slittamenti sulla data pare che il film uscirà nelle sale alla fine dell’estate. C’è chi con un po’ di interesse storico per le missioni spaziali starà dicendo: “ma l’Apollo 18 non è mai arrivato sulla Luna, in quanto la Nasa annullò la missione per non ben definiti problemi organizzativi.” Giusto. Ma se invece la missione fosse stata fatta e i problemi organizzativi fossero stati solo una copertura per nascondere quello che realmente successe lassù? Questa è l’ipotesi che sviluppa Apollo 18. Tutto il film è costruito sulle riprese che gli astronauti avrebbero fatto una volta arrivati sulla luna, andando così a recuperare lo stile che tanto ha fatto rivalutare il cinema dell’orrore degli ultimi anni. L’atmosfera claustrofobica e inquietante è assicurata, unita ad un po’ di originalità legata al contesto in cui vedremo queste telecamere manuali. Per chi si starà chiedendo se sarà un semplice documentario fittizio, la risposta è negativa: pare infatti che il problema sarà proprio il contatto sul satellite con una civiltà aliena decisamente ostile. Possiamo immaginare come andrà a finire. Ma l’idea è venuta contemporaneamente a troppe persone: sembrano definitivamente stati annullati a causa di un’eccessiva somiglianza con la pellicola The Zone di Roland Emmerich e la produzione della Warner Bros. Dark Moon. In un periodo in cui la fantascienza cerca un rilancio, una ventata di novità non può che far bene al genere, che troppo spesso si sta trovando legato a cliché che faticano a dare un buon trampolino d’incassi.

The Darkest Hour

Pare che ci sarà l’ennesima invasione aliena. Non paghi di Skyline (Strause Bros., 2010), World Invasion (Liebesman, 2011) e tornando indietro negli anni innumerevoli esempi di bellicosi alieni sempre pronti a cancellare dalla faccia della terra la tanto odiata (evidentemente) razza umana, arriverà entro fine anno The Darkest Hour, diretto da Chris Gorak, già art director di registi quali David Fincher, Terry Gilliam, fratelli Coen e alla seconda volta dietro la macchina da presa dopo Right At Your Door del 2006. Non ci sarà qualche città americana questa volta (dove sembra che solitamente gli alieni concentrino la loro furia distruttiva) ma i ragazzi protagonisti del film si troveranno a dover sfuggire all’invasione aliena di Mosca. Quindi il tutto si sposta verso Est. Il film, che sarà distribuito dalla Summit Entertaiment negli States e dalla 20th Century Fox oltreoceano, ha avuto a disposizione un budget di 40 milioni di dollari, sufficiente per permettere la produzione della pellicola in tecnologia 3D. Tra gli interpreti troveremo Emile Hirsh (Into The Wild, 2007; Milk, 2008), Olivia Thirlby, Rachael Taylor, Joel Kinnaman, Max Minghella (Agora, 2009)e Greg Kinnear (Green Zone, 2010; Little Miss Sunshine, 2006). La paura di finire schiavi, se non distrutti, dagli alieni continua a dilagare. Per chi ormai sente i contatti con civiltà extraterrestri così vicini, il punto interrogativo è d’obbligo: che intenzioni avranno? Dopotutto se pensiamo alla storia dell’uomo, ogni conquista di mondi diversi dal proprio non è mai stata pacifica (conquista del Nuovo Mondo docet). Questo spinge ad avere quest’atavica paura che il conquistatore possa essere bellicoso. Finché questo timore sarà insito nella mente umana, ci saranno sempre anche prodotti artistici, come appunto i film (ricordiamo il cinema come la “settima arte”), ad esternarla, un po’ per esorcizzarla e un po’ per sentirsi più preparati a ciò che ad alcuni può sembrare inevitabile.

NETWORK